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L’amore è il motivo dominante della poesia popolare lirico-monostrofica, che in Sicilia assume di preferenza l’impianto metrico della canzuna, composta – secondo la norma – da otto endecasillabi a rima alternata (è infatti detta “ottava siciliana”, sebbene si trovino anche strofe di sei o dieci versi e, più raramente, di quattro o dodici versi). Sui primi due versi del testo si incardina la melodia, che nelle canzuni è quasi sempre a struttura distica. Il repertorio, ampiamente attestato nelle opere dei demologi, presenta una ricca tipologia tematica che va dai canti che lodano le bellezze della donna (con frequente ricorso a pregiate metafore) a quelli che manifestano il sentimento della gelosia (gilusìa), il dolore della separazione (spartenza), il disprezzo per l’amore non corrisposto (sdegnu), così come non mancano canzuni che contengono esplicite invocazioni destinate a “incantare” l’amato (cfr. Cocchiara 1966: 220-228).
Questi testi si intonavano nelle più disparate occasioni della vita sociale e produttiva, in forma solista o in gruppo, con o senza accompagnamento di strumenti musicali. L’espressione del sentimento amoroso era quindi una funzione latente del canto, mentre le modalità di corteggiamento ammesse dalla comunità erano, e sono ancora se pure sporadicamente, rappresentate dalle “serenate”. Altrettanto codificata era d’altronde l’inversione della serenata per manifestare la rottura di una relazione, attraverso i “canti di sdegno”.
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Sortino. Suoni, voci e memorie della tradizione - CRICD, Palermo 2008, a cura di Sergio Bonanzinga. Il volume è interamente scaricabile dalla sezione risorse di "Arca dei Suoni", dopo avere effettuato la registrazione.

Copertina volume Sortino - Bonanzinga