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Il contributo della Sicilia
all'estetica e alla pratica del jazz

Nato a San Piero Patti  in provincia di Messina nel 1915 e trasferitosi cinque anni dopo con la famiglia in California, Pete Rugolo va annoverato tra i più brillanti orchestratori del jazz moderno. Il compositore ed arrangiatore siculo-americano fu  alla metà degli anni ’40 il braccio destro di Kenton,  imprimendo il marchio di fabbrica ad un ensemble considerato la risposta bianca al bebop.

Il suo corpus compositivo rivela una genialità  mai pienamente riconosciuta, che grazie ai prestiti dell’atonalità ha  lasciato un segno significativo sul linguaggio orchestrale del ‘900. Allievo di Darius Milhaud al Mills College di Oakland,  Rugolo forgiò il cosiddetto progressive jazz: un jazz colto e sfaccettato, che grazie alle influenze di  Stravinskij, Bartok, Hindemith e Ravel,  incorporava nel linguaggio del jazz procedimenti sintattici eurocolti come la bitonalità ed il contrappunto.

Dal compositore francese  l’allievo apprese il gusto per le soluzioni politonali e le più ardite complessità ritmiche, insieme ad un uno creativo di accordi molto estesi. Rugolo oltrepassa così le convenzioni del linguaggio orchestrale jazz sino a quel momento in voga, creando senza grandi clamori l’inconsueta fusione tra tradizione afroamericana ed eurocolta, ben quindici anni prima l’avvento della Third Stream.

Grazie anche a solisti eccezionali del calibro di Kai Winding, Vido Musso, Shelly Manne, Lee Konitz, Art Pepper, June Christy, la musica di Kenton assunse un respiro ritmico ed armonico più vasto e poliformo. Partiture come Opus in Pastels e Collaboration costituirono un avvincente unicum: un intrigante caso isolato osteggiato e criticato dai contemporanei , divenuto in seguito moneta corrente della “Third Stream”.

Compositore colto e raffinato, Rugolo guardava con occhio curioso ed enciclopedico  sia alla musica afrocubana (Machito)  che a quella  “leggera” (Come back To Sorrento) , rivelandosi  uno straordinario organizzatore di suoni anche di tradizione popolare. Con lui vola alta  la mirabolante sezione fiati dell’orchestra kentoniana,  formata  da 5 trombe, 5 tromboni e 5 sax. Viene al tempo stesso portato  alle estreme conseguenze il ruolo di primo piano conferito agli ottoni, esaltandone tutta la gamma dei sovracuti.

Grazie a trombettisti del valore di  Buddy Childers, Maynard Ferguson o Al Porcino sarà questo il tratto più riconoscibile dell’estetica kentoniana, che andrà  ad influenzare molte orchestre dei decenni successivi  come quella di Buddy Rich e Don Ellis.

Il  suo geniale range d’azione si trasferirà sul piano della disposizione timbrica degli strumenti, provando a giustapporre un’inedita sezione d’archi  agli strumenti a fiato. Negli anni successivi  Rugolo ha composto colonne sonore per film e telefilm holliwoodiani, collaborando con Frank Sinatra, June Christy e Peggy Lee  E come consulente artistico della Capitol, il suo apporto si rivelerà decisivo  nel promuovere tra il ‘49’ ed il ’50 le otto sedute di Birth Of The Cool, con la conseguente nascita di una nuova estetica del jazz.

Maurizio Zerbo

Discografia di riferimento:  Stan Kenton, Retrospective (box set 4 cd), Capitol 1992.

Copertina cofanetto 'Retrospective'