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Dall’Original Dixieland Jass Band a Leon Roppolo (1902-1943)

Non tutti conoscono l’importante ruolo svolto dai musicisti siculo-americani nella pratica jazzistica delle origini, grazie ad un fervido retroterra bandistico che ben si amalgamava con il tessuto nero e creolo di New Orleans.

Negli ultimi due decenni dell‘800 la Crescent City  era collegata direttamente a Palermo da una linea di piroscafi, divenendo così una delle principali destinazioni statunitensi dell’emigrazione siciliana. Grazie ai fondamentali studi di Rebourn, Lo Cascio e Festinese  apprendiamo che un terzo dei jazzisti delle origini portavano un nome italiano e tra questi molti erano gli oriundi siculo-americani: Nick La Rocca, Tony Sbarbaro, John Provenzano, Wingy Manone Leon Roppolo, Tony Schirò, Louis Prima, Tony Parenti, Sharkey Bonanno, Santo Pecora, Joe Venuti, Phil Zito, Arnold Loyacano, Irvin Fazola, Lawrence Veca , Manuel e Leonce Mello solo per fare qualche nome.

Fu l’Original Dixieland Jass Band  ad incidere nel 1917 il primo disco di jazz, senza però averlo inventato. Ne era leader il già citato La Rocca, figura tra le più controverse dell’intera storia del jazz.

Pur contribuendo a divulgare il primo repertorio della nuova estetica musicale (ragtime in primis),  il gruppo eseguiva una variante novelty del vero jazz suonato in quegli anni a New Orleans. La Rocca fu abile a codificare la pratica polifonica delle orchestre afroamericane di New Orleans, da cui mutuò la pratica esecutiva e la seguente articolazione della front-line: la cornetta enuncia la melodia  nel registro medio, il clarinetto intesse agili contrappunti mentre il trombone  completa nel registro medio-basso le parti armoniche impreziosite da effetti di glissando.

“Tiger Rag” è la rielaborazione di un brano che le orchestre nere di New Orleans suonavano da anni con il titolo di “Number Two”  e lo stesso dicasi per altre composizioni del gruppo. A onor del vero va detto che i gruppi newyorkesi di novelty-ragtime aderirono al nuovo verbo jazzistico dopo aver ascoltato  "Livery Stable Blues" e "Dixie Jass Band One-Step”, che l’Original Dixieland Jass Band aveva inciso nella Grande Mela.

Tra il 1917 ed il 1942 Tiger Rag è la composizione più eseguita nel jazz ed alcune delle interpretazioni (“At The Jazz Band Ball”, Ostrich Walk”) dell’ODJB furono il modello della pratica dixieland. È  altrettanto vero che il gruppo si distinse rispetto alle coeve band sincopate da ballo, per via di una ragguardevole compattezza d’insieme e verve ritmica.

Ma il primo fuoriclasse siculo-americano del jazz fu Leon Roppolo, i cui genitori erano originari di Salaparuta, proprio come quelli di La Rocca. Brillante componente dei NORK,  incise tra il 1922 ed il 1925 brani di capitale importanza per i futuri sviluppi di questa musica. Autore di classici come “Farewell Blues”, “Tin Roof Blues” e “Milenberg Boys”, il clarinettista  fu l’inventore di un stile lunale e soave in aperta antitesi a quello delle scuole creole e nere.

Lo testimonia in modo inequivocabile la sua interpretazione di “Tin Roof Blues" (1923) con i New Orleans Rhythm Kings, uno dei gruppi più originali di tutta la storia del jazz: è un blues astratto e malinconico, che riassume la grande varietà del jazz bianco negli anni '20.

Con il trombettista Paul Mares, Roppolo  introduce per la prima volta nel jazz un fraseggio introverso, lirico ed astratto, destinato a fungere da modello interpretativo per centinaia di jazzisti bianchi e non. Problemi psichici ne preclusero la definitiva affermazione nel 1925, ma il suo swing rilassato influenzò anche la creatività afroamericana del tempo.

Nel 1928 i McKinney’s Cotton Pickers di Don Redman  ne rielaborano l’assolo di “Milenberg Boys”, riarrangiandolo per un trio di clarinetti. Il celebre disco del 1923 che i NORK incisero con Jelly Roll Morton ci fa riassaporare tutta la magia esecutiva di un misconosciuto protagonista del jazz. Seguiranno poi altri grandi solisti di origini siciliane: fra tutti Pete Rugolo, George Wallington (al secolo Giacinto Figlia), Vido Musso, Frank Rosolino, Jimmy Giuffré, Joe Pass, Tony Scott ed in tempi più recenti Chick Corea e Joe Lovano.

Maurizio Zerbo