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News & Eventi

Si presenta il libro di Renato Collodoro “Vado a Roma a piedi”.

Il ricavato della vendita del volume utilizzato per costruire pozzi in Etiopia

Frutto di una collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e il carcere minorile del Malaspina si presenta l’ultimo libro di Renato Collodoro: Vado a Roma a piedi” (ma sei matto! e se piove?). L’iniziativa fa parte del progetto “Ora te lo cunto al Malaspina e te lo ricunto all'Arsenale”, e prevede la presentazione a Palermo venerdì 20 aprile 2018 alle ore 10,00 al Malaspina e alle 17,00 all'Arsenale della Marina Regia. A presentare il volume Michelangelo Capitano Direttore del Malaspina e Alessandra De Caro della Soprintendenza del mare. Le entrate del libro vengono utilizzate per costruire pozzi in Etiopia Nel corso dell’incontro verranno proiettati dei brevi filmati.

Sulle orme dei pellegrini che nel medioevo percorrevano le Vie Francigene per raggiungere i luoghi sacri, un pellegrino contemporaneo, Renato Collodoro, ci racconta dei suoi passi, dei luoghi e degli incontri.  Poi continuerà il suo cammino percorrendo la Magna Via che da Palermo lo porterà ad Agrigento. Dichiara l’autore: «Mi sono cimentato a raccontarla, questa mia piccola impresa, non perché abbia meriti particolari, ma proprio perché non ce li ha. Quindi, alla portata di tutti. Per chi si incammina per svago, per voto o per grazia ricevuta, per dimagrire o per poter mangiare di più senza sentirsi in colpa, per fare sport ma non troppo, per dare retta al medico, per godersi i paesaggi, per conoscere persone o trovare l’anima gemella, per fare un torto al divano, per disintossicarsi da qualsiasi cosa uno si senta intossicato, per dire ‘L’ho fatto pure io’, per poter stare in silenzio o invece per chiacchierare, per… aggiungi quello che vuoi all’elenco e poi me lo fai sapere, così conosco altre motivazioni che al momento non mi vengono in mente».

Alfonso Lo Cascio Tel. 335.7957310

 

LA STANZA DELL’ANNUNCIATA “VISIONI”
video-installazione dal progetto “L’eterno effimero”

di Antonio Giannusa

a cura di Maria Antonietta Spadaro

Palazzo Abatellis, 20-29 aprile 2018

inaugurazione venerdì 20 aprile ore 17.00

“L’eterno effimero” è un inconsueto progetto che invita a scoprire, in alcuni musei di Palermo (Museo delle Marionette, Galleria di Palazzo Abatellis, Arsenale della Regia Marina), rapporti inediti tra luoghi deputati alla conservazione e inserimenti, realizzati con materiali e tecnologie d’oggi, atti a superare la fisicità oggettuale e pertanto effimeri.
Le narrazioni di Antonio Giannusa, realizzate attraverso video-installazioni, sviluppano racconti che vivono una loro realtà in dialogo con il luogo prescelto. Assonanze e dissonanze agiscono rigenerando il passato con gli strumenti della contemporaneità.

 

Verrà presentato mercoledì 28 marzo 2018 alle ore 16,00, presso la Soprintendenza del Mare in via Lungarini, 9 (Palazzetto Mirto) il libro: “Palermo Turrita” di Alessandro Bellomo. Ne discuteranno con l’autore Sebastiano Tusa, Alessandra De Caro, Alfonso Lo Cascio. Saranno inoltre esposte due opere della pittrice Valentina Faraone.

“Palermo Turrita” conduce il lettore nell’antica Palermo del XVI secolo, un tempo costellata da grandi alte torri quasi al pari di moderne città come New York. Le torri, allora simboli dell’opulenza e dell’antichità storica non solo di chi le deteneva, ma nell’insieme, della città di Palermo, oggi sono pressoché totalmente scomparse dal panorama urbano. Cosa è rimasto di esse? Quale è stato il destino di questi simboli ? Una ricerca storica e visiva di ciò che è sopravvissuto alla modernità, tracciandone l’origine e le vicissitudini delle torri cittadine.

L’iniziativa si svolge nell’ambito del progetto “Il Dialogo delle Forme” curata da Alessandra De Caro, della Soprintendenza del Mare, in collaborazione con Alessandro Bellomo e Angela Valentina Faraone. Il programma include la presentazione delle pubblicazioni “Le fortificazioni della Città di Palermo”, avvenuta il 14 febbraio 2018, “Palermo Turrita”, il 14 marzo  2018, e “Le conchiglie nell’Arte e nella Società dell’Uomo” il 19 aprile 2018, per la regia di Alessandro Bellomo con proiezione di foto, esposizione pittorica di opere di Angela Valentina Faraone e laboratorio creativo dedicato ai più piccoli presso l’Arsenale della Marina Regia. Il progetto sarà realizzato a Palermo presso Palazzetto Mirto e l'Arsenale della Marina Regia e a Ustica all'interno del Villaggio Letterario di Punta Spalmatore.

Ad accompagnare la presentazione del secondo libro di Alessandro Bellomo “Palermo turrita” sono due opere pittoriche dell’Artista siciliana Valentina Faraone. “Il mare verticale” e “L’alieno” sono quadri di grande formato, realizzati con tecnica mista e con pigmenti puri.
La prima opera è rappresentativa di un grosso sforzo, anche mentale, perchè il mare verticale innesca chiaramente la nostra immaginazione: qui si traduce in pittura un mare agitato che violentemente sale, che non si distingue dall’orizzonte, ma si unisce ad esso lasciando presagire una luce calda.
"L’alieno" si lega alla voglia di conoscenza, di scoperta di nuove forme di vita presenti descrivendo anche un senso di solitudine e alienazione proprie del soggetto. Sono squarci quelli che lo rappresentano in una visione prospettica dall’alto che drammatizza l’espressione del viso, e copre l’intera superficie.

Alessandro Bellomo, scrittore e saggista, ha al suo attivo molteplici pubblicazioni a carattere storico e articoli apparsi in svariati quotidiani e riviste. Rilevante l’attività di ricerca riguardante la sua Sicilia e la storia di Palermo - soprattutto dei periodi bellici del '900. Nel 2009 Bellomo pubblica il libro “Bombe su Palermo”; nel 2011 “1943: il martirio di un’isola”; nel 2012 “Sulle Tracce dei russi in Sicilia”; nel 2013 “La Sicilia dei russi”. La sua ultima pubblicazione racconta il ruolo svolto dalla Sicilia durante la Prima Guerra Mondiale nel campo aviatorio, e il ruolo della grande industria di Vittorio Ducrot.
Essa esamina il ruolo strategico della Sicilia nel Mediterraneo nel campo della protezione dei traffici marittimi attraverso il mezzo aereo, con una breve galleria sugli aviatori siciliani che parteciparono al Primo Conflitto Mondiale.

Si presentano al Museo di Gela i reperti subacquei recuperati dalla Soprintendenza del Mare.
Esposti anche i lingotti di Oricalco, il mitico Oro di Atlantide

Martedì 10 aprile alle ore 10,00 nei locali del Museo archeologico regionale di Gela, verranno presentati i reperti subacquei recuperati dalla Soprintendenza del Mare nel corso delle campagne di indagine. Interventi effettuati negli ultimi anni in collaborazione con la Guardia di Finanza ROAN di Palermo, la Capitaneria di Porto di Gela e il subacqueo gelese Francesco Cassarino.
Esposti i lingotti che facevano parte di un prezioso carico trasportato da un’antica nave naufragata a qualche centinaio di metri dalla costa gelese, ad una profondità di circa cinque metri. I lingotti sono di un metallo particolare, chiamato “oricalco”, definito l’Oro di Atlantide. Una lega di rame e zinco simile al nostro ottone e considerato nell’antichità un metallo prezioso e al terzo posto per valore commerciale dopo l’oro e l’argento.  La scoperta dei lingotti di oricalco è tra le più importanti di questi ultimi anni sia perché costituisce un unicum come ritrovamento, sia perché i reperti  finora conosciuti forgiati con questa lega sono molto rari. Inoltre esposti due elmi corinzi provenienti dai fondali di contrada Bulala: si tratta di due oggetti molto simili tra di loro, inquadrabili nella tipologia dell’elmo diffuso in Grecia tra il 650 e il 450 a.C. Sono costituiti da un’ampia calotta con paranaso rettangolare allungato e da due ampie paragnatidi. Una fila di piccoli fori presenti lungo tutto il bordo serviva per il fissaggio di fodere in cuoio all’interno. Gli elmi possono essere datati nell’arco del VI sec. a.C.
Fra i più significativi reperti anche un exaleiptron (cothon) di importazione corinzia con decorazione geometrica databile dalla seconda metà alla fine del VI secolo a.C., una macina in pietra lavica con inserto in legno e un’ancora in piombo e legno.

La mostra sarà inaugurata da Sebastiano Tusa, già Soprintendente del Mare e recentemente designato quale Dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali, e dal Direttore del Museo di Gela Ennio Turco. Il restauro di alcuni dei reperti esposti, è stato effettuato grazie al supporto del Club per l’Unesco di Gela.
“Le ricerche nel mare di Gela proseguono con risultati di grande rilievo scientifico e soprattutto garantendo la tutela del patrimonio culturale subacquea di questa zone della Sicilia. I reperti che si mostreranno al pubblico di Gela sono stati recuperati nel corso di queste ricerche nell'area del relitto che portava i lingotti di oricalco. Si tratta di ceramiche, lingotti e due temi corinzi in bronzo che, dopo lo studio e le operazioni di restauro effettuate presso la Soprintendenza ritornano a Gela, così come abbiamo sempre fatto con tutti i reperti provenienti da questo mare”.

Alfonso Lo Cascio Tel. 335.7957310

 

Concluse le operazioni di monitoraggio del relitto della nave da sbarco HMS LST-429 nel Canale di Sicilia, la cui presenza era già nota alla Soprintendenza del Mare, a seguito di segnalazione di Pietro Faggioli e del compianto Andrea Ghisotti, fin dal 2007. Il team di studi composto dal centro subacqueo Blue Dolphins di Lampedusa, guidato da Alessandro Turri, e del centro subacqueo Ecosfera di Messina, guidato da Domenico Majolino.
Nel corso dei sopralluoghi è stato realizzato del materiale video-fotografico utile per la concreta identificazione del relitto e per la valutazione delle condizioni dello stesso. Tutto il materiale è stato consegnato alla Soprintendenza del Mare nell’ambito di una attenta e proficua collaborazione per la preservazione e divulgazione dei beni storici-culturali presenti nelle acque che furono teatro dei violenti scontri durante la seconda guerra mondiale.
La nave da sbarco LST-429, classe mk2, nasce per la Marina Americana presso i cantieri Bethlehem-Fairfield Shipyard Inc. di Baltimora nel 1942. Fu varata l’11 gennaio 1943 e non entrò mai in servizio per gli Stati Uniti in quanto subito trasferita alla Royal Navy Britannica. Il 3 Luglio 1943 affondò nelle acque internazionali del Canale di Sicilia, a causa di un incendio di causa imprecisata (fonti ufficiali).
Il relitto giace su un fondale di circa 38 m, avvolto da reti da pesca, e spezzato in due tronconi. Il troncone di poppa si trova in assetto di navigazione; le due eliche e i due timoni, caratteristici dei mezzi da sbarco, si sono mantenute integre così come la torretta. Alle spalle del ponte di comando sono ben visibili le due difese, ricoperte da fitte concrezioni biologiche. Il troncone prodiero giace parallelo a quello di poppa, capovolto, con la prua rivolta verso le eliche. All’interno sono identificabili i mezzi gommati parte del carico.
Alla spedizione hanno partecipato: Alessandro Turri, Domenico Majolino, Monica Tentori, Mauro Bombaci, Antonio De Carlo, Marco Ruello, Francesco Donato, MariaGiovanna Piro, Stefano Saleri, Giorgia Pelegalli.

Per il Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa: “Il monitoraggio del relitto della nave da sbarco della Seconda guerra mondiale nel Canale di Sicilia, reso possibile grazie al contributo di volontari, dimostra ancora una volta la giustezza della scelta di questa Soprintendenza nel cercare un rapporto di collaborazione con le associazioni e le istituzioni private. Crediamo che essi rappresentano una grande risorsa per la ricerca, la conoscenza e la salvaguardia dei nostri beni culturali sommersi e un lavoro comune, nel rispetto dei reciproci ruoli, non può che rappresentare la via maestra per il futuro. Il nostro mare è uno straordinario forziere che ospita un patrimonio che va dalla preistoria fino ai nostri giorni e da solo l'ente pubblico, anche per le scarse disponibilità economiche, non può affontare: è quindi necessario e irrinunciabile attivare sinergia con altre realtà. E questo non ha solo un valore tecnico ma anche culturale. Salvaguardare la nostra memoria storica non è un compito demandato solo ad ufficio pubblico ma un impegno a cui ognuno di noi deve dare un piccolo contributo. E riteniamo che a partire da questo confronto con il passato che si può ricostruire una rete di solidarietà, tolleranza e speranza nel futuro”.

Alfonso Lo Cascio Tel. 335.7957310