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Procesione del Venerdì Santo ai Cassàri

La festa è la riproposta periodica di una devozione collettiva e come tale affonda le sue radici nella memoria storica di ogni comunità locale.

Alla base della fondazione di un culto religioso sta generalmente un evento straordinario, un accadimento primordiale, attraverso cui la “divinità” si è rivelata, manifestando l’intento di proteggere una comunità in un determinato territorio.

Un culto si tramanda nel tempo oralmente attraverso la “leggenda di fondazione” o la rielaborazione di testi sacri e/o agiografici.

Nel suo concreto divenire la festa è un insieme di atti, gesti, comportamenti, suoni, parole e immagini fortemente ritualizzati, che si manifestano in una dimensione spazio-temporale “straordinaria”.

Pertanto la documentazione dell’iter cerimoniale va fatta preferibilmente sul piano audiovisivo e non soltanto sonoro, in modo da cogliere tutta la complessità dell’apparato scenico e dei vari movimenti in sequenza.

Elemento centrale di ogni festa è la processione dei fedeli dietro al simulacro, che ripercorre le vie più antiche del paese, sacralizzando lo spazio circostante.

Il corteo religioso alterna pause a movimenti, silenzi a invocazioni e musiche: niente è affidato al caso, ma tutto si sussegue secondo una specifica liturgia.

Poiché generalmente la durata complessiva di ogni evento rituale si dispiega nell’arco di una notte, sembra opportuno fissare alcuni elementi costanti della processione su cui puntare l’obiettivo, che possono essere rappresentativi dell’intero iter cerimoniale:

  • addobbi e preparazione del fercolo processionale e del simulacro in chiesa;
  • rimozione della statua e o del quadro dall’altare;
  • predisposizione del simulacro sulla “vara” (fercolo);
  • disposizione del corteo secondo la sequenza stabilita (autorità religiose, civili, confrati) e uscita dalla chiesa;
  • inizio della processione, annunciata dal rullo dei tamburi e dalla banda;
  • alternarsi del movimento (generalmente accompagnato dalle marce bandistiche) e delle pause, scandite dal ritmo delle troccule, e caratterizzate da: invocazioni dei fedeli, offerta dei bambini al cospetto della divinità, strofinio di fazzoletti e batuffoli di bambagia sul volto divino per ottenere protezione, giro di questua per le offerte;
  • rientro della “vara” in chiesa e scioglimento della processione.

A parte la documentazione dell’iter cerimoniale, è opportuno evidenziare sulla pianta del centro abitato il percorso della processione, dall’inizio, fuori la chiesa, fino al rientro.

E’ necessario inoltre registrare tutte le musiche che accompagnano la festa, i canti e le invocazioni e preghiere.

Per completare la documentazione, non va trascurata infine la conoscenza della leggenda orale e/o dei miracoli su cui si fonda il culto locale e la devozione che dà luogo alla festa.

Orietta Sorgi