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Si chiamava così… è un video realizzato nell’a.s. 2014-2015 dalla classe 2LF del Liceo “G. Lombardo Radice” di Catania, nell’ambito di una programmazione sperimentale del prof. Alberto Bertino, unica all’interno del Liceo, relativa a Media Education e Media Literacy, secondo quanto previsto dal Piano Nazionale della Scuola Digitale.
Il video è il risultato finale (il prodotto) di un percorso e di un processo di Digital Storytelling, legato ad un gruppo di lavoro interregionale che ha fatto capo all’Università di Palermo e al Master “Koinè”, relativo ai linguaggi e alla comunicazione nell’era digitale.

Il prof. A. Bertino ha utilizzato come punto di partenza, tradizionale, la novella di Verga Rosso Malpelo, selezionata dopo un braistorming utile  a definire il tema del nostro racconto: l’esclusione.  Successivamente si è lavorato sul testo: analizzato, scomposto in sequenze, riassemblato, riscritto, e, infine, riorganizzato in sceneggiatura. A questo punto, è stato organizzato un giro in città per selezionare i luoghi delle riprese, verificare la resa video di alcuni scorci e di particolari prospettive.
Questo ha comportato guardare il centro storico con occhi “nuovi”, professionali, ma anche, improvvisamente, straniati, perché lo scopo era rendere visivamente un’emozione e la città consueta, mille volte vista, è scomparsa, per dare luogo al set della ripresa. E il set ha restituito una città invisibile, significativa e significante, contesto indispensabile, ma metaforico, allegorico, di una condizione che interessa tutta intera l’umanità. Che è di un altro tempo. Che è di questo tempo.
La riappropriazione, il riuso emozionale di casa Verga, di via Garibaldi, Piazza Duomo, via Etnea e la risemantizzazione metaforica dell’anfiteatro romano di Piazza Stesicoro, hanno consentito una riappropriazione significativa dei luoghi da parte degli studenti. In questo modo lettura e analisi dei testi, condotte secondo canoni di oggettiva scientificità, esplorazione e individuazione dei luoghi “storici” della città come contesti significativi di una condizione esistenziale drammaticamente attuale, si sono coniugati con l’esperienza digitale di costruzione (e non di passiva fruizione) di un prodotto multimediale. Secondo la migliore tradizione letteraria, anche oggi, nell’era digitale, la Sicilia funziona come metafora.

Marcella Labruna, referente per i beni culturali

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