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News & Eventi

Notizie relative a convegni, presentazioni, mostre, pubblicazioni e iniziative dell'amministrazione o di enti o associazioni partner.

“Ti racconto il Museo di Petralia Soprana”

Museo senza barriere.

I giovani dell’Istituto penale per minorenni “Malaspina” incontrano l’archeologia.

Palazzo Ajutamicristo 8 maggio 2018

Vista la proficua e costruttiva esperienza del 2016,che ha visto il Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, La Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo, ICOM Sicilia e l’Istituto penale per minorenni di Palermo coinvolti nel progetto “Fatti un giro Bellezza”, anche quest’anno si è volutosostenere e favorire un’iniziativa che, attenendosi alle finalità insite nel progetto suddetto, creasse un forte legame tra la cultura e la bellezza ed il sociale.

Mentre nel 2016 il progetto ha riguardato il Castello a Mare di Palermo, nel 2017 si è pensato di interessare il territorio, coinvolgendo un Comune ricco di storia e di tradizioni, quello di Petralia Soprana, che sta allestendo un Museo, denominato “Della Memoria e del Presente”. Una scelta non casuale perché proprio questo Museo è un esempio della possibilità di cambiamento, di svolta decisiva che può derivare dalla Cultura: l’ex carcere di Petralia Soprana, infatti, diviene sede del Museo Civico,raccogliendo oggetti che raccontano la storia di quest’area delle Madonie tra passato e presente. Un luogo di detenzione si trasforma in un contesto aperto a tutti e che invita alla visita.

Il titolo “Ti racconto il Museo di Petralia Soprana” sintetizza la volontà di sentire il Museo ed i suoi contenuti come “cose” da raccontare, con modalità diverse in relazione alla condizione ed al punto di vista del Narratore, che in questo caso sono i giovani ospiti del Malaspina, gli operatori del carcere, i rappresentanti della Soprintendenza, del Museo Civico di Petralia e di ICOM.

A raccontare l’esperienza saranno un video realizzato da Francesco Panasci, i pannelli che con immagini, disegni e parole dei giovani del Malaspina illustrano l’archeologia e la tradizione agricola e produttiva del territorio di Petralia Soprana, tanto vicina ad altri contesti del bacino del Mediterraneo, e una pubblicazione, che raccoglie il sentire dei vari partecipanti al progetto.

Il lavoro, presentato al MAXXI di Roma lo scorso 20 marzo, ha riscosso grande interesse in quanto innovativo e di alto impatto sociale.

Tutto ciò verrà presentato a palazzo Ajutamicristo, in un incontro che vedrà la partecipazione dell’Assessore ai BB.CC e I.S. dott. Sebastiano Tusa, del Dirigente Generale ing. Sergio Alessandro, della dott.ssa Maria Elena Volpes, del Soprintendente BB.CC.AA di Palermo arch. Lina Bellanca, del Direttore dell’Istituto Penale per Minorenni dott. Michelangelo Capitano, del Coordinatore di ICOM Sicilia arch. Guido Meli e del sindaco di Petralia Soprana dr. Pietro Macaluso.

Nel corso dell’incontro sarà proiettato il video realizzato per documentare l’attività svolta.

Il progetto verrà esposto dalla Dott.ssa Rosa Maria Cucco archeologa della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo e dal Dott. Dario Scarpati, esperto di Accessibilità museale, consulente del Comune di Petralia Soprana per il Museo Civico.

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Venerdì 4 maggio 2018, ore 16,00
Arsenale della Marina Regia
via dell’Arsenale, 144 a Palermo

Giornata di Studi sulla Battaglia delle Egadi

10 marzo del 241 a.C. la Sicilia diventa terra “occidentale”:

Logo SopriMareDopo oltre vent’anni di scontri navali e terrestri, la Battaglia delle Isole Egadi segna il momento conclusivo della prima guerra punica. Cartaginese è costretta a chiedere la pace e abbandonare definitivamente la Sicilia. E’ il 10 marzo del 241 a.C., un giorno epocale per la Sicilia, il momento in cui l’isola diventa terra “occidentale”,  entrando definitivamente nella sfera di influenza di Roma. Di tutto questo si discuterà venerdì 4 maggio 2018 alle ore 16,00, presso l’Arsenale della Marina Regia in via dell’Arsenale, 144 a Palermo, nel corso della Giornata di studi organizzata dalla Soprintendenza del Mare. Diversi gli interventi previsti. Si inizia con la relazione di  Sebastiano Tusa, Assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, che parlerà su “La Battaglia delle Egadi ritrovata”, a cui farà seguito quella di Francesca Oliveri, della Soprintendenza del Mare, che affronterà  il tema “Minima Aegatium. Considerazioni iconografiche, epigrafiche, etc.”. Il convegno continua con l’intervento di Roberto La Rocca, sempre della Soprintendenza del Mare, che relazionerà su “La battaglia delle Egadi: aspetti tecnici e metodologici delle ricerche”, inoltre Cecilia Buccellato, dell’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana parlerà su “La manifattura dei rostri delle Egadi”, e infine Stefano Zangara, del Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, affronterà il tema “La Prima Guerra Punica: la supremazia militare e commerciale romana nel Mediterraneo attraverso le nuove sperimentazioni applicate alle ricerche marine”. Coordinano i lavori Alessandra De Caro e Alfonso Lo Cascio della Soprintendenza del Mare.

 

Scheda: La battaglia delle Egadi

La battaglia delle Egadi è uno di quegli eventi che, da Polibio in poi, hanno alimentato il dibattito sulle guerre puniche, sulle loro cause e sulla svolta geopolitica che ne conseguì, ed hanno acceso l’immaginazione soprattutto sulla spettacolarità delle vicende belliche.

I Cartaginesi di Amilcare erano assediati sulle balze nord-orientali del monte Erice che sovrasta la città di Trapani (l’antica Drepanum). I Romani ne tenevano saldamente le pendici occidentali e la vetta, lasciando in mano nemica soltanto un corridoio che dava accesso al mare nei pressi dell’odierna baia di Bonagia. La situazione si aggrava con l’arrivo della flotta romana che occupa le acque antistanti Drepanum e le rade di Lilibeo. L’intera costa occidentale dell’isola resta quindi tagliata fuori da ogni collegamento con Cartagine; Lilibeo, fondamentale snodo marittimo e terrestre della Sicilia punica, rimane senza sbocchi a causa del blocco romano.

I Cartaginesi tentano di tutto pur di soccorrere Amilcare chiuso sul monte. A tal proposito approntano una forza navale al comando dell’ammiraglio Annone che, partita da Cartagine, raggiunge Marettimo (Hiera) dove attese vento e mare favorevoli per l’ultimo balzo verso la Sicilia per soccorrere i propri connazionali.

Lutazio Catulo intuisce la rotta delle navi puniche che, da Hierà, evitando naturalmente la costa pattugliata tra Drepana e Lilibeo, avrebbero puntato su Erice, ampliando il raggio di navigazione verso l’accesso nord-orientale dell’attuale Torre di Bonagia: occorreva tagliarne la rotta, volgendo a favore dei Romani quel forte libeccio che, pur propizio alle vele nemiche, non le avrebbe comunque alleggerite del pesante carico di vettovaglie in caso di un attacco a sorpresa.

Lo scontro avvenne a Nord di Levanzo laddove le ricerche archeologiche effettuate dalla Soprintendenza del Mare, in collaborazione con Fondazione private, hanno messo in evidenza le prove che ormai fugano ogni dubbio sulla reale cinetica della battaglia.

Lutazio Catulo si nascose dietro l’alta mole di Capo Grosso di Levanzo e, quando vide sopraggiungere il nemico a vele spiegate diede ordine di tagliare le cime d’ormeggio e salpare in fretta in modo da colpire le navi nemiche al traverso. Ci volle poco a scatenare la confusione e lo sgomento tra i marinai cartaginesi. In preda al panico parte della flotta rientrò verso Cartagine, parte fu distrutta o catturata da Lutazio Catulo, ponendo fine alla Prima Guerra Punica tra Cartaginesi e Romani.

Tel. 335.7957310

LA STANZA DELL’ANNUNCIATA “VISIONI”
video-installazione dal progetto “L’eterno effimero”

di Antonio Giannusa

a cura di Maria Antonietta Spadaro

Palazzo Abatellis, 20-29 aprile 2018

inaugurazione venerdì 20 aprile ore 17.00

“L’eterno effimero” è un inconsueto progetto che invita a scoprire, in alcuni musei di Palermo (Museo delle Marionette, Galleria di Palazzo Abatellis, Arsenale della Regia Marina), rapporti inediti tra luoghi deputati alla conservazione e inserimenti, realizzati con materiali e tecnologie d’oggi, atti a superare la fisicità oggettuale e pertanto effimeri.
Le narrazioni di Antonio Giannusa, realizzate attraverso video-installazioni, sviluppano racconti che vivono una loro realtà in dialogo con il luogo prescelto. Assonanze e dissonanze agiscono rigenerando il passato con gli strumenti della contemporaneità.

 

Si presenta il libro di Renato Collodoro “Vado a Roma a piedi”.

Il ricavato della vendita del volume utilizzato per costruire pozzi in Etiopia

Frutto di una collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e il carcere minorile del Malaspina si presenta l’ultimo libro di Renato Collodoro: Vado a Roma a piedi” (ma sei matto! e se piove?). L’iniziativa fa parte del progetto “Ora te lo cunto al Malaspina e te lo ricunto all'Arsenale”, e prevede la presentazione a Palermo venerdì 20 aprile 2018 alle ore 10,00 al Malaspina e alle 17,00 all'Arsenale della Marina Regia. A presentare il volume Michelangelo Capitano Direttore del Malaspina e Alessandra De Caro della Soprintendenza del mare. Le entrate del libro vengono utilizzate per costruire pozzi in Etiopia Nel corso dell’incontro verranno proiettati dei brevi filmati.

Sulle orme dei pellegrini che nel medioevo percorrevano le Vie Francigene per raggiungere i luoghi sacri, un pellegrino contemporaneo, Renato Collodoro, ci racconta dei suoi passi, dei luoghi e degli incontri.  Poi continuerà il suo cammino percorrendo la Magna Via che da Palermo lo porterà ad Agrigento. Dichiara l’autore: «Mi sono cimentato a raccontarla, questa mia piccola impresa, non perché abbia meriti particolari, ma proprio perché non ce li ha. Quindi, alla portata di tutti. Per chi si incammina per svago, per voto o per grazia ricevuta, per dimagrire o per poter mangiare di più senza sentirsi in colpa, per fare sport ma non troppo, per dare retta al medico, per godersi i paesaggi, per conoscere persone o trovare l’anima gemella, per fare un torto al divano, per disintossicarsi da qualsiasi cosa uno si senta intossicato, per dire ‘L’ho fatto pure io’, per poter stare in silenzio o invece per chiacchierare, per… aggiungi quello che vuoi all’elenco e poi me lo fai sapere, così conosco altre motivazioni che al momento non mi vengono in mente».

Alfonso Lo Cascio Tel. 335.7957310

 

Si presentano al Museo di Gela i reperti subacquei recuperati dalla Soprintendenza del Mare.
Esposti anche i lingotti di Oricalco, il mitico Oro di Atlantide

Martedì 10 aprile alle ore 10,00 nei locali del Museo archeologico regionale di Gela, verranno presentati i reperti subacquei recuperati dalla Soprintendenza del Mare nel corso delle campagne di indagine. Interventi effettuati negli ultimi anni in collaborazione con la Guardia di Finanza ROAN di Palermo, la Capitaneria di Porto di Gela e il subacqueo gelese Francesco Cassarino.
Esposti i lingotti che facevano parte di un prezioso carico trasportato da un’antica nave naufragata a qualche centinaio di metri dalla costa gelese, ad una profondità di circa cinque metri. I lingotti sono di un metallo particolare, chiamato “oricalco”, definito l’Oro di Atlantide. Una lega di rame e zinco simile al nostro ottone e considerato nell’antichità un metallo prezioso e al terzo posto per valore commerciale dopo l’oro e l’argento.  La scoperta dei lingotti di oricalco è tra le più importanti di questi ultimi anni sia perché costituisce un unicum come ritrovamento, sia perché i reperti  finora conosciuti forgiati con questa lega sono molto rari. Inoltre esposti due elmi corinzi provenienti dai fondali di contrada Bulala: si tratta di due oggetti molto simili tra di loro, inquadrabili nella tipologia dell’elmo diffuso in Grecia tra il 650 e il 450 a.C. Sono costituiti da un’ampia calotta con paranaso rettangolare allungato e da due ampie paragnatidi. Una fila di piccoli fori presenti lungo tutto il bordo serviva per il fissaggio di fodere in cuoio all’interno. Gli elmi possono essere datati nell’arco del VI sec. a.C.
Fra i più significativi reperti anche un exaleiptron (cothon) di importazione corinzia con decorazione geometrica databile dalla seconda metà alla fine del VI secolo a.C., una macina in pietra lavica con inserto in legno e un’ancora in piombo e legno.

La mostra sarà inaugurata da Sebastiano Tusa, già Soprintendente del Mare e recentemente designato quale Dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali, e dal Direttore del Museo di Gela Ennio Turco. Il restauro di alcuni dei reperti esposti, è stato effettuato grazie al supporto del Club per l’Unesco di Gela.
“Le ricerche nel mare di Gela proseguono con risultati di grande rilievo scientifico e soprattutto garantendo la tutela del patrimonio culturale subacquea di questa zone della Sicilia. I reperti che si mostreranno al pubblico di Gela sono stati recuperati nel corso di queste ricerche nell'area del relitto che portava i lingotti di oricalco. Si tratta di ceramiche, lingotti e due temi corinzi in bronzo che, dopo lo studio e le operazioni di restauro effettuate presso la Soprintendenza ritornano a Gela, così come abbiamo sempre fatto con tutti i reperti provenienti da questo mare”.

Alfonso Lo Cascio Tel. 335.7957310