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CRICD, Regione Siciliana

Assessorato Beni Culturali e Ambientali e Pubblica Istruzione

Dipartimento Beni Culturali e Ambientali e Educazione Permanente, Palermo 2008.

Questo cofanetto contiene una serie di documentari realizzati dal Centro Regionale per il Catalogo e la Documentazione dei Beni Culturali nell’ambito di un progetto comunitario sui mercati storici siciliani. Un lungo lavoro interdisciplinare di documentazione sonora, audiovisiva e fotografica, condotto a tappeto su tutta la Sicilia per attestare persistenze e mutamenti di forme di scambio tradizionali.

Le cinque produzioni audiovisive qui proposte si richiamano ad un’impostazione squisitamente antropologica del mercato storico, inteso ancora come  fatto sociale totale, secondo un’accezione cara a Marcel Mauss in particolare e a tutta la Scuola Sociologica Francese.

Un luogo deputato ad antiche vocazioni commerciali, dove le transazioni fra gli uomini non rivestono carattere esclusivamente economico, ma religioso, ludico, aggregativo.

Non puro e semplice scambio di merci quindi, ma di saperi, tecniche, esperienze, di tutto quanto chiamiamo cultura.

Queste immagini ci riportano infatti ad una dimensione comunitaria della piazza come  liturgia permanente, di suoni, gesti e immagini forti e colorite: un teatro dell’abbondanza, dell’eccesso, dell’iperbole, visibile nelle pratiche quotidiane di allestimento delle merci all’interno di contesti architettonici effimeri, poveri, di riciclo: tendaggi colorati, ombrelloni, banconi di marmo e bancarelle di legno, lampadine pensili, immagini devote a protezione delle merci in vendita.

Un linguaggio pubblicitario, di natura immateriale, ancora efficace nel richiamare gusti e attenzioni dei passanti.

In tale configurazione il mercato assume esclusiva peculiarità, sedimentata nel tempo e nello spazio e pertanto resistente ad ogni tipo di cambiamento. Frammenti di una tradizione che ormai appartiene al passato, quando la comunicazione avveniva per le vie orali. Tutto questo  sopravvive oggi nella città moderna come espressione di una cultura della povertà, residuale, rappresentata dagli ultimi venditori ambulanti della cucina di strada, dai  vecchi banditori rimasti nelle loro sporadiche botteghe, dai frequentatori delle taverne di quartiere: unici luoghi di ritrovo in un mercato che si dissolve e  dove ogni giorno si consuma e si riscatta l’emarginazione dei suoi residenti.

Solo le feste, le processioni ed i fuochi cerimoniali, ripropongono periodicamente, come vedremo nelle immagini, modelli comunitari ormai dispersi, allontanando nel rito la negatività esistente.

Ma se il mercato è oggi un deposito della memoria, esso è anche al tempo stesso il luogo del cambiamento, in cui il vecchio e il nuovo, l’arcaico, il moderno e il postmoderno convivono in una sorta di miracoloso equilibrio. In quegli spazi aperti della strada e della piazza si erge ogni giorno un’impalcatura effimera, ordita da una trama di relazioni umane. Ed ecco che il mercato si costituisce esso stesso come luogo degli incontri, dell’affluenza, del passaggio, polo di accoglienza e di attrazione dell’alterità. Uno scenario privilegiato di rappresentazione  della pluralità etnica e culturale, dove gli immigrati di diversa provenienza si stanziano con  nuovi generi alimentari e non solo: le loro botteghe diventano simbolo di altre identità e appartenenze.

Il mercato è il loro punto d’arrivo, talvolta prolungandosi oltre le mura storiche, che segnano il confine fra noi e gli altri.

Luoghi di massimo degrado e impoverimento ma nello stesso tempo nuclei generativi di avanguardie artistiche e nuove tendenze e stili di vita.

La complessità dei nostri mercati attuali, il loro configurarsi in definitiva come un ibrido culturale, la difficoltà di spiegarne a fondo i significati e le mutazioni in corso, il loro apparire ancora, in ultima analisi, dei “fatti sociali totali”, evidenziano i  percorsi narrativi seguiti dagli autori dei video.  L’apparente diversità dei temi trattati sembra ancora una volta riconducibile, ad un livello profondo, all’antica dimensione comunitaria della piazza, dove il vecchio e il nuovo, il sacro e il profano e altre visibili contraddizioni e cambiamenti si incontrano negli spazi aperti del mercato, punto di mediazione per eccellenza dei viandanti, luogo di possibili e diversificati sincretismi.

Il primo documentario Ricerche di mercato, prodotto e realizzato per la Filmoteca dalla CLCT Broadcasting di Palermo con regia di Sergio Gianfalla ed Ester Sparatore, indaga, come lo stesso titolo avverte, su ciò che resta di una tradizione. Una sorta di viaggio fra i principali mercati storici della Sicilia dove il racconto si snoda sui ricordi degli ultimi venditori.

Nel primo capitolo, Mazara del Vallo un mercato che non c’è, l’enfasi declamatoria di Vito Asaro, il più famoso fra i banditori del borgo marinaro, fa rivivere per un attimo la magica atmosfera dell’ antica asta del pesce, recentemente sostituita dal nuovo mercato ittico in uno scenario freddo e desolato.

In Ode a Ballarò si ripercorre invece il destino di un mercato palermitano antichissimo che ancora oggi riveste assoluta centralità, pur nella decadenza del contesto circostante, manifestandosi soprattutto nell’orgoglio di appartenenza dei suoi residenti.

Il terzo capitolo, Il Capo: suoni e silenzi, indaga sulla recente scomparsa di quella sonorità tradizionale caratteristica del mercato, a tratti riaccesa solo dalle musiche di repertorio di liuti e mandolini, provenienti dalla bottega di sartoria di Andrea Vaiuso al Monte di Pietà, ultimo esempio di quelle “orchestrine artigiane”, un tempo così diffuse nella cultura popolare.

La crisi del mercato e lo scompaginarsi di quei vincoli comunitari che lo sostengono, viene  tuttavia alleviata da una  grande ricorrenza cerimoniale del ciclo dell’anno: la festa della Madonna della Mercede al Capo, protettrice del mercato, che ricompone nel rito la disgregazione presente.

In  Set Vucciria, il degrado dell’ attuale mercato, viene esorcizzato non soltanto attraverso una rivisitazione cinematografica che l’ ha visto in più occasioni protagonista, ma anche dalle testimonianze ed esperienze di nuovi artisti delle avanguardie contemporanee.

Anche il progressivo impoverimento in cui versa il mercato di Caltanissetta, Stratafoglia per la particolare ubicazione nel quartiere della foglia, dove si vendevano un tempo le verdure e gli ortaggi dell’agro circostante, viene qui contrapposto al suo passato glorioso, celebrato dai versi in dialetto di un poeta locale che rievoca la fiera appartenenza della congregazione dei fogliamari, raccoglitori di erbe locali.

Un esempio inaspettato di vitalità e centralità nel contesto cittadino, offrono ancora malgrado tutto, i due principali mercati storici di Catania: la Pescheria;  e “La fera o Luni” (originariamente fiera del Lunedì), quest’ultima caratterizzandosi più degli altri come luogo dell’integrazione etnica.

L’ultimo capitolo conclusivo di Ricerche di mercato è dedicato al mercato storico di Ortigia a Siracusa, rappresentato simbolicamente dal loggiato di epoca fascista, oggi spogliato delle sue originarie funzioni e adibito a punto di accoglienza turistica e  sullo sfondo del quale si svolge una lunga intervista al sindaco della città.

A Ricerche di mercato seguono tre video realizzati dai tecnici del Centro che mostrano immagini di mercati del pesce all’interno di borghi marinari in via di trasformazione.

Il primo su Porticello, con regia di Maurizio De Francisci, illustra la genesi della comunità e la lenta evoluzione di quello che fu in origine un piccolo nucleo stagionale di pirreroti, residenti nelle grotte di tufo adiacenti al mare. Un insediamento formato da lavoratori pendolari della vicina Tonnara di Soltanto, nel sec. XVIII una delle più fiorenti della costa palermitana.

Nel primo dopoguerra numerosi pescatori di Porticello emigrarono a Ondàrrôa, nella penisola basca della Spagna, portando con sé il proprio bagaglio di conoscenze tecniche sulla salagione del pesce. Al loro ritorno importarono l’uso del motore diesel nella pesca d’altura che affrancava l’attività dalla precarietà della navigazione a vela.

La memoria storica di Porticello viene così restituita al pubblico e scandita, nelle fasi più significative, dal culto e dalla grande devozione dei suoi abitanti nei confronti di Maria SS. del Lume, patrona dei pescatori, confermata da numerosi miracoli di mare.

Sulla crisi di un’identità culturale sono incentrati gli altri due video sul mare, il primo di Maurizio De Francisci su Lampedusa, Sciacca e Porto Empedocle, il secondo su Isola delle Femmine di Gaspare Pasciuta. Il mestiere del pescatore e con esso l’ingente bagaglio di tecniche ed esperienze appare compromesso da una nuova fase di transizione che impone all’uomo di mare di convertire la sua attività verso altre tendenze legate più al turismo e al tempo libero che alla pesca tradizionale.

In  chiusura, con evidente valore simbolico “Le vampe di San Giuseppe. Un rito popolare palermitano” con regia di Gaspare Pasciuta  che ripercorre la millenaria vicenda del fuoco, catartico e distruttivo al tempo stesso. I falò di San Giuseppe, accesi puntualmente nei mercati di Palermo alla vigilia della festa, in quel particolare momento dell’anno che segna la chiusura dell’inverno e l’inizio della primavera, sembrano riaccendere per un momento la speranza e la vitalità di centri storici ormai abbandonati. Piccole comunità di vicinato si raccolgono per una volta all’anno attorno al fuoco, fondando le premesse di una nuova rigenerazione e superando quelle opposizioni che nella prassi quotidiana appaiono irresolubili.

E così fra ricordi, nostalgie e rimpianti di un tempo mitico che non c’è più, si celebra in queste immagini l’alterna parabola esistenziale dei mercati, in qualche modo restituendone al pubblico la memoria, prima del definitivo tramonto.

Orietta Sorgi


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