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La pubblicazione degli atti del corso dei seminari organizzati dalla Soprintendenza di Agrigento nell’ambito del progetto “Scuola Museo” sul tema “Parce sepulto” è particolarmente rilevante in quanto è la prima volta che ciò avviene tramite e book.
Si tratta di una novità veramente importante in quanto il materiale prodotto viene proposto ad una utenza molto più vasta di quella che era possibile raggiungere con il libro a stampa. Il testo verrà infatti pubblicato sui siti istituzionali e potrà quindi essere fruito da un numero teoricamente illimitato di lettori. Ciò fa parte di una strategia che vuole adeguare l’educazione ai beni culturali all’utilizzazione delle tecnologie multi mediali secondo i più attuali orientamenti della didattica, come è già emerso nell’incontro organizzato dal Dipartimento Beni culturali e identità siciliana il 20 aprile 2012, durante il quale si è discusso dei temi ormai correnti legati ai nativi digitali e al web 2.0 e sono state presentate piattaforme che consentono lo scambio e l’aggiornamento delle informazioni in tempo reale.
In tale ambito è evidente che questo e book è uno strumento didattico avanzato che, tuttavia, a nostro parere, deve essere utilizzato come qualunque altro testo. Esso infatti fornisce contenuti da approfondire in maniera agevole e immediata, il che ne costituisce il vantaggio.
Per quanto riguarda la conoscenza del patrimonio culturale infatti i media offrono un sostegno fondamentale nel favorire i collegamenti fra gli aspetti dello stesso ed è ormai noto che la scuola a breve, utilizzerà, oltre che la LIM, il tablet, anziché il libro a stampa.

Tuttavia il testo è e vuole essere un sussidio agevole per permettere la fruizione reale del bene con i conseguenti benefici fisici e psichici che il rapporto multisensoriale con il patrimonio comporta.
Infatti, sebbene ci siano diverse opinioni contrastanti a riguardo, le interconnessioni e la facilità di consultazione offerte dai media non possono farci ritenere i “musei virtuali” come la tappa a cui tendere, ma piuttosto quella da affrontare prima dell’ uso del bene.
Ho seri dubbi che il visitatore di un museo virtuale possa essere colto dalla sindrome di Stendhal, con i suoi positivi effetti .
La possibilità, inoltre, che tale testo possa essere strumento di lavoro per tutti coloro che, pur non avendo partecipato fisicamente ai seminari di aggiornamento, intendano utilizzarlo come percorso didattico, dà ulteriore forza al progetto di educazione ai beni culturali che il Dipartimento ha avviato come attività ordinaria ormai da molti anni e rimedia tutta una serie di problemi legati alla progressiva diminuzione dei fondi, con tutto quello che ne consegue.
D’altra parte la proposta didattica della Soprintendenza, sviluppata ampiamente in chiave interdisciplinare, offre tante possibilità di utilizzazione dell’opera, non necessariamente legate al territorio di Agrigento.
Il tema della sepoltura e della pietas poteva infatti essere affrontato presentando le necropoli, con una prevalenza degli aspetti archeologici, che pure sono ampiamente trattati.
Si è scelto, invece, di affrontare l’argomento in chiave diacronica e, per usare un neologismo, ‘interpatrimoniale’, nel senso che sono presenti tutti gli aspetti che caratterizzano i beni culturali materiali e immateriali: beni archeologici, storico artistici, archivistici, etnoantropologici con un sapiente uso delle fonti. Particolarmente interessante, a riguardo, l’avere trattato un aspetto particolare, quello dei lasciti testamentari, con riferimento alla troppo poco conosciuta Biblioteca Lucchesiana di Agrigento.
Allo stesso modo sono offerte le indicazioni indispensabili, per costruire un percorso didattico adatto alle esigenze di ogni singolo gruppo classe, di ogni ordine e grado e quindi opportunamente calibrato e ricco di essenziali riferimenti bibliografici e letterari.
Ai docenti è dato il compito di sviluppare gli argomenti, verificare il raggiungimento di apprendimenti e competenze, effettuare le visite ai siti e realizzare le molteplici attività di laboratorio che sicuramente gli itinerari presentati suggeriscono. Agli stessi si suggerisce, nel rapporto con gli studenti e fra gli studenti, nell’epoca del web 3.0, che così rapidamente si sta sostituendo al 2.0, di fare proprio quanto emerge dalla consultazione di Wikipedia a riguardo: se il web 2.0 era "io parlo e tu rispondi", il web 3.0 è "noi parliamo".
Il nuovo e book serve allora per parlare , condividere ed educarsi insieme sui luoghi reali del patrimonio.

 

Assunta Lupo
Dirigente UO 28
Dipartimento Beni culturali e identità siciliana

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