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File
Titolo
Tra la za Maricchia e la za 'Ntunuzza (scene di curtiggiu)
Operatore
Pasciuta
Data di registrazione (aaaa-mm-gg)
2020-01-04
Luogo di registrazione
Castelvetrano (TP)
Descrizione

Brano letto dal prof. Giuseppe L. Bonanno, tratto dalla raccolta "Cialòma" di Nino Atria.

Per il TESTO vedi note a corredo

TRADUZIONE

Rime Giocose - Tra la zia Mariella e la zia Antonietta - (scena di cortile)

— Evviva Gesù e Maria!
  “San Giuseppe in compagnia.
  — Bah! — chiamatevi questo cane,
zia Antoniuccia, perchè sane
le persone se le inghiotte.
  “ Che dici!— va leccando tutti!—
Qua! Vai qua, stradisonorato!
Spostati da questo lato.
Sedetevi un poco;
Che volete zia Maricchia?
  — Insomma sono persuasa,
Che una figlia avete a casa,
Ch’è una spada, una bandiera,
Un gelato di gelsomino.
E credo pure conoscete
Mio figlio. — Permettete?
Mio figlio il soldato,
Che si trova innamorato!…..
Mi diceva il capitano
Che il bel Baldassare,
Va dimagrendo! Va dimagrendo!
Che lentamente va morendo!…
Figlio santo
E come! E come!
Che sembravi un uomo dabbene!
Per carnevale compie ventun’anni
Come te non c’è nessuno! —
  Questa mattina mi è arrivata
Una lettera che ha mandato.
Ah! fa venire i brividi!
I miei giorni sono finiti!
  “Zia Maricchia, non piangete,
Sono giovani, che volete!
Sono accalorati,
Che volete… sono soldati!
   — Ecco, passa Don Peppino —
Mi legga una cartolina.
   “Che onore! — metto gli occhiali;
“ve la leggo tale e quale.
  Cara Madre; madre mia, (2)
Una grande polmonite
Mi ha gettato in un fosso,
Più non faccio il piantone.
 (—Figlio! Pensa a piantare
Per la semina, o ladroni)
Stare dritto non posso,
Mi è seccata questa testa
Madre mia, corpo di Dio!
Sono perso, non ci vedo!
Per la testa mia sversata,
Perchè penso all’innamorata.
Io reclamo ugualmente,
Reclamo il permesso.
E sentite: se ne sono capace,
Io mi uccido! Io mi uccido!
Vi saluto cara madre,
Saluto anche mio padre,
E saluto la vicina,
La mia bella Nicolina,
Che non c’è da prendere in giro,
Io pendo dalle sue moine.
Tante cose made mia! —
Dalla quarta compagnia,
vi rispetta il sergente;
Tanti bei complimenti
dal mio caro capitano,
E mi firmo, Baldassare.
— Lo sentite zia Antoniuccia,
Come scrive quella manina,
Come prende già la penna
E la passa pulita pulita.
Bravo figlio senza errore!
Scrive come un professore!
Che carattere perfetto!
Che gran tono da Prefetto!
O fiato mio! O gioia mia!
Che mi scrive pulitamente!
Neanche so quello che dico:
Dei fratelli è il più piccolo,
Basta, basta non c’è niente da fare,
La dobbiamo combinare.
   “Scusa, Voi! Che a mia figlia
Pure c’è chi la consiglia.
Già!… sicuro!… in un colpo!…
Io ne parlo alla ragazza,
A suo padre, a suo cugino,
(non è giusto, Don Peppino?)
A suo fratello il più grande;
Anche a mio compare Gianni,
Che ha pure tanti figli,
E può darmi consigli,
All’amico mastro Turi;
Al padre confessore,
Che mi ha detto: Buona donna,
Vostra figlia è una Madonna!—
E se sono destinati,
State allegra e non dubitate.
— Più contenta me ne vado,
Questo figlio collocato
Nel centro del mio cuore,
 E mi spavento se muore!
Zia Antoniuccia, vengo apposta,
E mi date la risposta.
  “Vi saluto… vi rispetto!…
E preparo già il letto.
    —Oh! Mi metto a urlare in piazza!
Baldassare! Baldassare!
Prendi un mese di permesso,
Baldassare sei promesso!
Nicolina è impegnata,
Nicolina è la tua spada,
Figlia santa e figlia d’oro
Nicolina è un gran tesoro!…

Note dell’Autore:
1.
“Sdisonorato”. Vale lo stesso che disonoratu, Però io ho usato “sdisonoratu” perchè così, centinaia di volte l’ho inteso pronunziare dalle persone triviali; ed ho potuto intuire che desse
Pronunziano sdisonoratu e non disonoratu, per dare, credo, più forza ed espressione al vocabolo.

2. “cara Matri Matri mea, ecc.” Avverto il lettore che la suddetta cartolina è piena di sgrammaticature a ragion veduta. — Si sa che il nostro contadino, nello stato di idiotismo perfetto, trovandosi sotto le armi, incomincia ad imparare a mettere la propria firma, e fin amco a scrivere, ma in un modo tutto speciale. Quando poi ha bisogno di comunicare le sue idee o al babbo, ti combina una lettera nè più nè meno come questa, di cui adesso io parlo. Noi dobbiamo ammirare immensamente la tendenza che ha l’uomo al proprio miglioramento intellettuale, senza però che nessuno possa evitare di fare qualche risata, non per disprezzo dell’individuo, ma per la semplice audizione, di una nota assolutamente buffa.

 

 

 

Categoria
Audioletture in Siciliano
Keywords
audioletture, poesia, Cialoma, Nino Atria
Ente
Privato

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