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File
Titolo
Milazzo, la costruzione delle barche nel cantiere Salmeri 3/5 - video
Operatore
Massimo Tricamo
Data di registrazione (aaaa-mm-gg)
2007-01-12
Luogo di registrazione
Milazzo
Descrizione

Coadiuvati da due validissimi picciotti, i fratelli Giovanni e Nino Chillemi, i fratelli Stefano e Ninài Salmeri costruirono nel proprio cantiere di c.da S. Andrea solo ed esclusivamente imbarcazioni in legno, rifiutando dunque l’innovazione delle resine. Rispetto al cantiere paterno, dove venivano costruiti scafi col dritto di prua perfettamente verticale, nel cantiere di c.da S. Andrea gli scafi presentavano una forma di gran lunga più moderna, con il dritto di prua obliquo, slanciato in avanti. Identici erano invece i tipi di legname adoperati tanto dal cantiere paterno sito di fronte al vecchio ospedale quanto da quello dei figli ubicato nella nuova sede di S. Andrea: «il legname, assolutamente non pregiato, destinato alle ordinate ci giungeva in tronchi a bordo di camioncini provenienti dai boschi della provincia di Messina e della Calabria», ricorda mastro Fano, che aggiunge: «ritiravamo sino a 50 tonnellate di tronchi che provvedevamo a trasformare nei vari componenti delle ordinate (madieri, staminali, etc.), individuando a tal fine tronchi già curvati naturalmente, i quali venivano sottoposti al taglio della sega e successivamente alla rifinitura con l’ascia». Se per i diversi componenti delle ordinate il legname impiegato era quello dei tronchi che presentavano già una curvatura naturale, nel caso delle tavole del fasciame - ricavate da pino e pitch-pine fornito dalle ditte Buccafusca di Milazzo e Miloro di Messina - si provvedeva alla curvatura artificiale con fuoco, previa bagnatura in acqua, o con vapore.

La realizzazione degli scafi nel cantiere dei fratelli Salmeri seguiva le tradizionali norme di costruzione, di seguito ricostruite in modo succinto sulla base del racconto di mastro Fano. Si partiva dalla chiglia e dalle sue due estremità, la ruota di prora e quella di poppa, queste ultime ricavate da legname di rovere, gelso oppure olmo. Quindi era la volta dei madieri, fissati sulla chiglia, degli staminali e degli altri componenti delle diverse ordinate, le quali mentre al centro dello scafo assumevano una forma simile ad una U, man mano che si procedeva verso prua e verso poppa si rastremavano assumendo la forma di una V e la denominazione di «deviate di prua» e «deviate di poppa». Successivamente venivano posizionati i singoli bagli su cui sarebbero state fissate le tavole della coperta o ponte.

«Presso il cantiere di nostro padre, ciascuno di noi fratelli era in grado di costruire interamente un’imbarcazione. Eravamo in grado di eseguire qualsiasi lavoro, anche il calafataggio», ricorda mastro Fano, che ha consentito a chi scrive di osservare gli attrezzi da lui stesso adoperati proprio nel calafataggio, dai due ferri a canale («quello più piccolo e quello più grande») alla palella, dal ferro stretto e dal ferro stretto a canale alla mazzuola utilizzata per percuotere i suddetti ferri che consentivano di spingere la stoppa catramata già filata entro le fessure (comenti) del fasciame.

Categoria
Mestieri e Saperi Tradizionali
Keywords
barche maestro d'ascia milazzo salmeri
Ente
Privato

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